Dialogo tra Succhiasangue e Crepafame di Carlo Cafiero

Questo dialogo, pubblicato da Carlo Cafiero nel suo Compendio del Capitale di Karl Marx, è stato letto durante la giornata del Primo Maggio 2022 a Imola.

Tra le pagine affascinanti di Carlo Cafiero, c’è un dialogo che mi ha sempre colpito.
Abbatte potentemente le barriere temporali dei secoli, e si mostra vivo, spaventosamente attuale e prezioso nella sua intensa eloquenza e semplicità.
I nomi, rivelatori, dei personaggi simboleggiano già tutto:
Crepafame e Succhiasangue.
Siamo a fine Ottocento ma se ci guardiamo intorno e riapriamo gli occhi, siamo in questi anni, qui, ora …:
“..È il giorno del mercato e tra la folla dei venditori e dei compratori scorgiamo un uomo che non esiteremo a riconoscere, un uomo conosciuto nel suo villaggio col nome di Crepafame. Egli non è qui venuto certamente per comprare; e quanto a vendere, non ha che le sue braccia.
Ecco un individuo di aspetto molto decente che gli si avvicina. Ah è il signor Succhiasangue, quel fallito che un’eredità ha testé salvato dalla miseria. Appressiamoci, e sentiamo un po’ di che si tratta.
Succhiasangue – Ehi brav’uomo, siete disposto ad impiegarvi?
Crepafame – Pronto al vostro servizio, signore.
Succhiasangue – Che prezzo volete per la vostra giornata?
Crepafame – Cinque franchi, signore.
Succhiasangue – Troppo, caro mio, ve ne offro tre.
Crepafame – Ma, signore, come si fa a vivere con tre franchi al giorno?
Succhiasangue – Potete vivere perfettamente. Il prezzo che vi offro è proprio quanto ci vuole per mantener voi e la vostra famiglia; questo è oggi l’esatto prezzo della forza lavoro che voi mi vendete, e voi non potete pretendere per la vostra merce più di quanto essa vale, più di quanto domandano gli altri. Io del resto, non sono uso a stiracchiare per defraudare la mercede all’operaio. Se volete venire per tre franchi è bene, altrimenti mi provvederò altrove.
Crepafame – Ma, signore, osservate che col mio lavoro io vi produrrò più di cinque franchi al
giorno.
Succhiasangue – Ah! Eccoci alle solite storie. Voialtri operai volete sempre immischiarvi nei fatti che non vi riguardano, nelle cose che non capite punto.
Che diritto avete voi di venire a vedere che uso farò io della vostra forza lavoro? Voi mi vendete la vostra merce, io ve la pago al suo giusto prezzo, e non avrò il diritto di farne l’uso che mi pare? Viene forse il droghiere a vedere che uso farò io dello zucchero e del pepe che ho comprato nella sua bottega? Sì, sì, io lucrerò sull’uso della vostra forza lavoro; ma quando vi lucrassi un milione voi non avreste niente a vederci. Oh bella! Ma credete ch’io voglia impiegarvi pei vostri begli occhi? Certamente che profitterò sull’uso della merce che compro da voi; è per questo appunto che voglio comprarla. Si sa che la  forza di lavoro rende più di quanto costa; ed è appunto per ciò che il capitalista la cerca e che voi trovate il vostro posto nell’armonia degli interessi… Via chè vado io perdendo il tempo per spiegare a voi queste cose?… Se accettate bene, se no, cerco un altro.
Crepafame – Sì, accetto, signore. Ditemi dove devo recarmi e sono al vostro servizio.
Succhiasangue – Bene, seguitemi.

“L’uomo del denaro prende la precedenza, e, in qualità di capitalista, comincia per il primo; il
possessore della forza di lavoro gli tiene dietro come lavoratore che gli appartiene: quegli, dallo sguardo furbo e dall’aspetto altero ed affaccendato; questi, timido, esitante, restio, come chi, avendo portato la propria pelle al mercato, non può aspettarsi ormai che una cosa sola: essere conciato”(K.M., Il Capitale, Capitolo VI)

Tale è il prologo del nostro dramma. Passiamo ora al primo atto: la giornata di lavoro. Scorso un anno. Ci troviamo nell’opificio del signor Succhiasangue. Una grande quantità di operai sono occupati al lavoro: tutti in silenzio ed ordinati come se fossero tanti soldati. Né vi mancano sorveglianti ed ispettori che a guisa di ufficiali passeggiano fra i ranghi, tutto osservando, dando ordini, e sorvegliandone la fedele esecuzione. Del capitalista non se ne vede neppur l’ombra. Si apre una porta a vetri che mette nell’interno; forse sarà lui: vediamo. È un grave personaggio, ma non è il signor Succhiasangue. I sorveglianti gli si fanno premurosamente intorno, e ricevono con la massima attenzione i suoi ordini. Odesi il suono di un campanello elettrico; uno dei sorveglianti corre ad applicare il suo orecchio alla bocca di un tubo di metallo che dalla volta scende lungo il muro; e viene tosto ad annunziare al signor direttore che il padrone lo chiama presso di lui a conferenza.
Cerchiamo Crepafame nella folla degli operai; e finalmente ci viene atto trovarlo in un angolo, tutto dedito al lavoro. Egli è divenuto scarno e pallido in volto: sulla sua faccia si legge un profondo pensiero di tristezza. Un anno fa lo vedemmo sul mercato contrattare la sua forza di lavoro col signor Succhiasangue; quanto è grande oggi la distanza fra loro! Oggi è un operaio perduto nella folla dei molti che popolano l’opificio, e oppresso da una giornata di lavoro straordinariamente lunga; mentre il signor Succhiasangue, divenuto grosso capitalista, se ne sta come un dio nell’alto del suo Olimpo, da dove manda gli ordini al suo popolo attraverso una schiera d’intermediari …”
(Carlo Cafiero)